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Farsi pagare

Se il cliente sbaglia il bonifico, l’unico che può rimediare è lei.

5 min di lettura

La risposta breve

Il bonifico deve indicare causale, codice fiscale di chi detrae e partita IVA di chi esegue i lavori. Se il cliente sbaglia, la detrazione si salva con una sua dichiarazione sostitutiva.

C’è una telefonata che conosce ogni impresa edile. Arriva mesi dopo la fine dei lavori, la voce è tesa, e la frase è sempre quella: «il commercialista dice che il bonifico non va bene».

In quel momento il cliente pensa due cose contemporaneamente: che ha perso dei soldi, e che in qualche modo è colpa sua — cioè sua, dell’impresa. Non lo dirà così, ma è quello che pensa.

La parte interessante è che quasi sempre non è vero che i soldi sono persi. E la persona che può sistemarlo è una sola.

Le tre indicazioni obbligatorie del bonifico e la strada che resta se il cliente sbaglia IL BONIFICO la causale il codice fiscale di chi detrae la partita IVA di chi lavora detrazione al sicuro manca qualcosa? la dichiarazione che solo lei può firmare
Le tre indicazioni obbligatorie del bonifico e la strada che resta se il cliente sbaglia IL BONIFICO la causale il codice fiscale la partita IVA detrazione al sicuro manca qualcosa? la dichiarazione che solo lei può firmare
Le tre indicazioni obbligatorie, e la strada che resta se ne manca una.

Le tre indicazioni

L’Agenzia delle Entrate elenca cosa deve risultare dal bonifico: la «causale del versamento, dalla quale si evinca che il pagamento è effettuato per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio»; il «codice fiscale del beneficiario della detrazione»; e il «numero di partita Iva o codice fiscale del soggetto a favore del quale il bonifico è effettuato».

Tre righe. Il cliente le compila da solo, di solito dal telefono, spesso di sera, e il campo della causale è quello che le banche accorciano. Da lì nascono quasi tutti i problemi.

Cosa succede davvero se una manca

Qui la voce comune è più severa della realtà. Con la circolare n. 43/E del 18 novembre 2016 l’Agenzia ha chiarito che il contribuente non perde il diritto all’agevolazione se ha usato un bonifico diverso da quello dedicato o l’ha compilato in modo errato — a condizione che ottenga «una dichiarazione sostitutiva di atto notorio in cui il beneficiario dell’accredito attesti di aver ricevuto le somme e di averle incluse nella propria contabilità d’impresa».

Rilegga chi è il «beneficiario dell’accredito»: è lei. È l’impresa che ha incassato. Nessun commercialista, nessuna banca e nessun ufficio può firmare quella dichiarazione al suo posto.

Il limite però esiste, ed è giusto dirlo: la detrazione si perde se il bonifico è stato compilato in modo da impedire alla banca di operare la ritenuta d’acconto e non viene effettuato un pagamento correttivo. Non tutto si aggiusta con una firma.

Perché questo appartiene al suo sito

Perché sposta il momento. Oggi il cliente scopre il problema mesi dopo, quando la sola cosa che si può fare è rimediare. Se le tre indicazioni stanno sulla sua pagina e sul suo preventivo, il problema semplicemente non nasce.

E la seconda parte vale ancora di più: dire in anticipo che, se qualcosa va storto, lei firma la dichiarazione. È una frase che nessun concorrente scrive, non costa nulla, e risponde alla paura vera del cliente, che non è il prezzo — è restare solo con un problema fiscale che non capisce.

Cinque punti e cosa evitano. Ragionamento nostro; le due fonti citate sono in fondo.
Cosa mette in paginaChe cosa evita
Le tre indicazioni, copiate testualmenteL’errore di compilazione, che è quasi sempre una dimenticanza e non una scelta.
I suoi dati già pronti da copiare: denominazione e partita IVAIl numero cercato all’ultimo momento, e quindi sbagliato.
Un esempio di causale scritta per estesoIl campo accorciato dalla banca, che è la causa più comune di tutte.
La frase sulla dichiarazione sostitutivaLa telefonata tesa di cui sopra — o almeno il tono con cui arriva.
Il rinvio al commercialista per il caso specificoChe lei si trovi a rispondere per iscritto di materia fiscale, che non è il suo mestiere.

Il quinto punto è quello che fa esitare, ed è l’unico dei sei che un concorrente non copierà, perché copiarlo significa impegnarsi davvero a firmare quella carta.

Cosa non trova in questo testo

Nessuna percentuale e nessun tetto di spesa. Le aliquote delle detrazioni cambiano quasi ogni legge di bilancio, e una cifra vecchia su un sito è peggio di nessuna cifra: fa perdere fiducia proprio a chi era venuto a informarsi. Quello che non cambia è il meccanismo — il bonifico, le tre indicazioni, e chi può rimediare.

Vuole tutto questo sotto forma di sito?

Lo costruiamo per intero prima che lei paghi qualcosa. Cambia quello che vuole e decide dopo.