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Dopo il lavoro

«E la fattura vera?» Quella che gli ha dato lo è già.

4 min di lettura

La risposta breve

La copia che consegna al cliente — su carta o in PDF — è perfettamente valida. Il consumatore non è obbligato a ricevere la fattura elettronica né a fornire una PEC.

Lavoro finito, fattura emessa, PDF inviato per email. Due giorni dopo arriva il messaggio: «grazie della copia, ma l’originale quando me lo mandate?»

La domanda è ragionevole. Il cliente ha in mano un file che somiglia a una fotocopia, sa vagamente che «adesso le fatture sono elettroniche» e sospetta che da qualche parte esista un documento più vero del suo. Soprattutto se quella fattura gli serve per una detrazione.

L’Agenzia delle Entrate lo dice in cinque parole: «la copia della fattura è perfettamente valida».

La stessa fattura per due strade: al Sistema di Interscambio e, in copia, al cliente la fattura al SdI area riservata del cliente la copia che le consegna lei quella in basso non è di serie B: «la copia della fattura è perfettamente valida»
La stessa fattura per due strade: al Sistema di Interscambio e, in copia, al cliente la fattura al SdI poi area riservata del cliente la copia che le consegna lei quella in basso non è di serie B: «la copia della fattura è perfettamente valida»
Quella in basso non è di serie B. È perfettamente valida.

Cosa succede davvero alla fattura

Parte una sola fattura e prende due strade. L’originale elettronico va al Sistema di Interscambio e da lì finisce nell’area riservata del cliente, dove lui può consultarlo con SPID, CIE o CNS quando vuole. La copia — carta o PDF — gliela consegna lei.

E il cliente non deve fare niente per riceverla in quel modo: «il consumatore finale non è obbligato a ricevere la fattura elettronicamente e, quindi, non è obbligato a fornire un indirizzo di recapito, come ad esempio una PEC».

Il che spiega perché la domanda arriva così spesso. Il cliente non ha scelto niente, non ha dato nessun indirizzo, e si ritrova con un allegato. Da fuori sembra un ripiego.

Perché due righe sul sito valgono la pena

Perché questa telefonata non capita una volta: capita con ogni cliente privato che non lo sa ancora. E capita nel momento peggiore, quando lui sta mettendo insieme i documenti per il commercialista e comincia a temere che manchi qualcosa.

C’è poi un motivo pratico che riguarda direttamente i suoi incassi: per il bonifico della detrazione il cliente deve indicare gli estremi della fattura. Se non è sicuro di avere la fattura giusta, compila la causale con la stessa incertezza — e i problemi del bonifico nascono quasi sempre lì.

Cinque punti e cosa evitano. Ragionamento nostro; le due citazioni sono dell’Agenzia, in fondo con la fonte.
Cosa scrive sul sitoCosa evita
Che la copia consegnata è già quella validaLa telefonata sull’«originale», e il sospetto che manchi un documento.
Dove sta l’originale elettronico e come lo si consultaLa sensazione di dover chiedere qualcosa a lei. Ci arriva da solo, con SPID.
Che non serve nessuna PEC da parte suaLa richiesta più inutile che un privato possa ricevere — e che qualcuno gli chiede lo stesso.
In che forma la manda lei, e quandoL’attesa di qualcosa che non arriverà, perché è già arrivato.
A chi chiedere per la parte fiscaleChe sia lei a rispondere su detrazioni e dichiarazioni, che non è il suo mestiere.

Il quinto punto lega questa pagina a quella sul bonifico: il numero della fattura è esattamente il dato che serve nella causale, e un cliente che sa di avere in mano la fattura giusta lo copia senza esitare.

Cosa non c’è qui

Nessuna scadenza, nessun importo, nessuna regola su cosa sia detraibile: quello cambia e non è il nostro mestiere. Qui c’è solo la risposta a una domanda che riceve ogni mese — e le cinque parole dell’Agenzia che la chiudono.

Vuole tutto questo sotto forma di sito?

Lo costruiamo per intero prima che lei paghi qualcosa. Cambia quello che vuole e decide dopo.