Dopo il lavoro
«E la fattura vera?» Quella che gli ha dato lo è già.
La risposta breve
La copia che consegna al cliente — su carta o in PDF — è perfettamente valida. Il consumatore non è obbligato a ricevere la fattura elettronica né a fornire una PEC.
Lavoro finito, fattura emessa, PDF inviato per email. Due giorni dopo arriva il messaggio: «grazie della copia, ma l’originale quando me lo mandate?»
La domanda è ragionevole. Il cliente ha in mano un file che somiglia a una fotocopia, sa vagamente che «adesso le fatture sono elettroniche» e sospetta che da qualche parte esista un documento più vero del suo. Soprattutto se quella fattura gli serve per una detrazione.
L’Agenzia delle Entrate lo dice in cinque parole: «la copia della fattura è perfettamente valida».
Cosa succede davvero alla fattura
Parte una sola fattura e prende due strade. L’originale elettronico va al Sistema di Interscambio e da lì finisce nell’area riservata del cliente, dove lui può consultarlo con SPID, CIE o CNS quando vuole. La copia — carta o PDF — gliela consegna lei.
E il cliente non deve fare niente per riceverla in quel modo: «il consumatore finale non è obbligato a ricevere la fattura elettronicamente e, quindi, non è obbligato a fornire un indirizzo di recapito, come ad esempio una PEC».
Il che spiega perché la domanda arriva così spesso. Il cliente non ha scelto niente, non ha dato nessun indirizzo, e si ritrova con un allegato. Da fuori sembra un ripiego.
Perché due righe sul sito valgono la pena
Perché questa telefonata non capita una volta: capita con ogni cliente privato che non lo sa ancora. E capita nel momento peggiore, quando lui sta mettendo insieme i documenti per il commercialista e comincia a temere che manchi qualcosa.
C’è poi un motivo pratico che riguarda direttamente i suoi incassi: per il bonifico della detrazione il cliente deve indicare gli estremi della fattura. Se non è sicuro di avere la fattura giusta, compila la causale con la stessa incertezza — e i problemi del bonifico nascono quasi sempre lì.
| Cosa scrive sul sito | Cosa evita |
|---|---|
| Che la copia consegnata è già quella valida | La telefonata sull’«originale», e il sospetto che manchi un documento. |
| Dove sta l’originale elettronico e come lo si consulta | La sensazione di dover chiedere qualcosa a lei. Ci arriva da solo, con SPID. |
| Che non serve nessuna PEC da parte sua | La richiesta più inutile che un privato possa ricevere — e che qualcuno gli chiede lo stesso. |
| In che forma la manda lei, e quando | L’attesa di qualcosa che non arriverà, perché è già arrivato. |
| A chi chiedere per la parte fiscale | Che sia lei a rispondere su detrazioni e dichiarazioni, che non è il suo mestiere. |
Il quinto punto lega questa pagina a quella sul bonifico: il numero della fattura è esattamente il dato che serve nella causale, e un cliente che sa di avere in mano la fattura giusta lo copia senza esitare.
Cosa non c’è qui
Nessuna scadenza, nessun importo, nessuna regola su cosa sia detraibile: quello cambia e non è il nostro mestiere. Qui c’è solo la risposta a una domanda che riceve ogni mese — e le cinque parole dell’Agenzia che la chiudono.